IL CENTRO RICERCHE

                     

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come  strumento di sintesi e di trasmissione della conoscenza.

 

 





L'EVOLUZIONE SECONDO SRI AUROBINDO

Ciò che noi chiamiamo evoluzione
è un'evoluzione di coscienza, un'evoluzione dello Spirito nelle cose
che, esteriormente, non è altro se non un'evoluzione della specie.

Sri Aurobindo - Réponses - Spiritualités Vivantes - Ed. Albin Michel



L'Evoluzione 

Pubblicato per la prima volta nella rivista Arya, 1915; titolo originale: Evolution; in SABL, vol. 20, “The Supramental Manifestation ”, by Sri Aurobindo Ashram – Pondicherry (India); diffusion by SABDA.

Che cos’è nel suo principio e nel suo fine la forza di evoluzione e come opera nel mondo?

La teoria dell’evoluzione è stata la nota dominante del pensiero del diciannovesimo secolo. Essa ha influenzato non solo la scienza e l’attitudine del pensiero, ma ha influenzato potentemente il suo temperamento morale, la sua politica e la sua società. Senza di essa non si sarebbe potuta verificare la completa vittoria della concezione materialistica della vita e dell’universo, che è stata la caratteristica principale dell’età che ora sta tramontando – una vittoria che per un certo tempo si considerava definitiva – né gli importanti effetti collaterali del grande cambiamento rappresentato dal fallimento dello spirito religioso e dal venir meno delle credenze religiose. Nella società e nella politica la teoria evoluzionistica ha sostituito l’idea morale del progresso e la conseguente materializzazione delle idee e del progresso sociali, la vittoria dell’uomo economico nei confronti dell’idealista. Il dogma scientifico dell’ereditarietà, la teoria della recente emersione dell’animale umano pensante, la nozione popolare dell’onnipervadente battaglia per la vita e lo stimolo che è stato dato ad un esagerato sviluppo dell’istinto competitivo, l’idea dell’organismo sociale e lo stimolo che è stato dato allo sviluppo contrastante del socialismo economico, la crescente vittoria dello Stato organizzato o della collettività al di sopra dell’individuo libero – tutte queste tendenze scaturiscono dalla stessa sorgente.

La visione materialistica del mondo sta rapidamente collassando e con essa la concezione materialistica della teoria evoluzionistica deve sparire. Il pensiero moderno Europeo progredisce con una rapidità vertiginosa. Se esso è Teutonico nella sua fedeltà all’osservazione e nella sua tendenza alla sistematizzazione laboriosa, possiede anche un altro aspetto, Celtico–Ellenico, un aspetto di plasticità, di mobilità, di disponibilità al cambiamento rapido, di insaziabile curiosità. Questo aspetto non permette allo stesso pensiero, allo stesso sistema di esercitare a lungo un'egemonia incontrastata; ha fretta di rimetterlo in discussione, di sfidarlo, rigettarlo, rimodellarlo, scoprire nuove ed opposte verità, avventurarsi in altri esperimenti. Al presente lo spirito del rimettere in discussione non ha attaccato la teoria dell’evoluzione nel suo centro, ma si prepara con molta evidenza a dare ad essa un’altra forma e un altro significato.

L’idea generale dell’evoluzione è la filiazione di ogni forma o stato successivo delle cose da quello che li precede, il suo apparire mediante un processo di auto–svelamento o dispiegamento di qualche possibilità preparata ed anche determinata da stati e tendenze precedenti. Non soltanto una forma contiene il seme della forma che la riproduce, ma anche il seme della possibile nuova forma che modifica la precedente. Con una progressione successiva un sistema–mondo si evolve da una nebulosa, un pianeta abitabile sorge da un sistema inabitabile, la vita protoplasmatica emerge mediante un processo sconosciuto dalla Materia, l’organismo più sviluppato nasce da quello meno sviluppato. Il pesce è il discendente dell’insetto, il bipede e il quadrupede si ricollegano al pesce, l’uomo è un quadrupede del genere della Scimmia che ha imparato a camminare eretto su due gambe e ha liberato se stesso da caratteristiche inadatte al suo nuovo modo di vita e di sviluppo. La Forza nella Materia è una Divinità sconosciuta che ha elaborato questi miracoli mediante il suo principio inerente di adattamento naturale ed agisce nell’organismo mediante un ulteriore meccanismo ereditario; per selezione naturale quelle specie che riproducono nuove caratteristiche si sviluppano grazie all’adattamento all’ambiente e a ciò che favorisce la sopravvivenza, tendono a propagarsi e a permanere; altre vengono meno nella corsa della vita e scompaiono.

Queste erano una volta le idee principali; ma qualcuna di esse, e non le meno importanti, sono messe in discussione. L’idea della lotta per la vita tende ad essere modificata e anche negata; è stato detto, per lo meno nella comprensione popolare, che non fa realmente parte del Darwinismo. Questa modificazione è una concessione a risorgenti tendenze moralistiche ed idealistiche che cercano un principio di amore, di bene, oltre ad un principio di egoismo alle radici della vita. Altrettanto importante è la conclusione sul fenomeno di ereditarietà alla quale arrivano certi ricercatori, secondo i quali le caratteristiche acquisite non vengono trasmesse alla posterità ; così come è importante la teoria che si tratta principalmente di predisposizioni non ereditate; poiché mediante queste modificazioni il processo di evoluzione comincia a mostrare un aspetto meno materiale e meccanico; la sua sorgente e la sede del suo potere dinamico si spostano verso ciò che è meno materiale, e più psichico nella Materia. Infine, la primitiva idea di un’evoluzione lenta e graduale è stata messa in discussione da una nuova teoria dell’evoluzione mediante improvvisi e rapidi salti; ancora, si va oltre la concezione di un ovvio e superficiale meccanismo e di una necessità materiale deterministica, per andare verso profondità i cui misteri devono ancora essere sondati.

In se stesse tuttavia queste modifiche non sarebbero radicali. La loro importanza sta nel sincronismo con il risorgere di nuove forme e di vecchie idee che erano state sommerse dall'onda materialistica, teorie di vitalismo, tendenze di pensiero idealistiche, che si supponevano travolte dalla marcia della scienza fisica, adesso risorgono e disputano il campo, e trovano la loro spiegazione in ogni cambiamento di generalizzazione scientifica che apre la strada alla loro espansione e riasserzione.

Sotto quale aspetto è allora possibile che la teoria dell'evoluzione venga ritenuta deficitaria dal più ampio e complesso pensiero del futuro? E di conseguenza costretta a subire essenziali cambiamenti?

In primo luogo la teoria materialistica dell'evoluzione ha origine dalla posizione Sankhya secondo la quale tutto il mondo è uno sviluppo che emerge da una Materia indeterminata per azione della Natura–Forza. Ma esso esclude la Causa silente del Sankhya, il Purusha o Anima che osserva e riflette. Di conseguenza essa concepisce il mondo come una sorta di macchina automatica che si è in qualche modo trovata ad essere. Nessuna causa intelligente, nessuno scopo, nessuna ragione d'essere, ma semplicemente uno sviluppo automatico, una combinazione, un'auto-adattamento dei mezzi al fine, senza nessuna consapevolezza o intenzionalità nell'adattamento. Questo è il primo paradosso nella teoria, e la sua giustificazione deve essere schiacciante e decisiva per poter essere accettata definitivamente dalla mente umana.

Ancora: se la Forza nella Materia indeterminata senza nessuna Anima Cosciente è l'inizio e la sostanza delle cose, allora la Mente, la Vita e la Coscienza possono essere soltanto sviluppi della Materia, e anche soltanto operazioni della Materia. Esse non possono per niente essere cose in se stesse, differenti dalla Materia o in nessun grado indipendenti da essa. Questo è il secondo paradosso e il punto nel quale la teoria è crollata. Sempre più il cammino della conoscenza conduce verso la visione che Mente Vita e Coscienza sono forme diverse di Forza, ciascuna con le sue proprie caratteristiche e il suo proprio metodo di azione, ciascuna interagente con le altre e in grado di arricchire la sua forma per mezzo di questo contatto.

È anche iniziata a spuntare l'idea che la creazione non sia singola ma triplice – Materiale, Vitale e Mentale. Essa potrebbe essere considerata come composta di tre mondi che si interpenetrano l'uno nell'altro. Veniamo così riportati alla vecchia idea Vedica del triplice mondo nel quale viviamo. Possiamo quindi ragionevolmente prevedere che, quando le sue operazioni sono esaminate da questo nuovo punto di vista, sarà giustificata la vecchia conoscenza Vedica che è una sola Legge e Verità che agisce in tutte, ma formulata in modo molto differente a seconda dell'ambito nel quale il lavoro procede e del suo principio dominante. Gli stessi dei esistono su tutti i piani e mantengono le stesse leggi essenziali, ma con un diverso aspetto e modo di operare e con risultati sempre più ampi.

Se questa è la verità, allora l'azione dell'evoluzione deve essere diversa da quella che si supponeva. Per esempio, l'evoluzione della Vita nella Materia deve essere stata prodotta e governata non da un principio materiale ma da un principio di vita che opera dentro e sopra le condizioni della Materia e che applica ad essa le sue proprie leggi, impulsi e necessità.

Quest'idea di una vita possente, diversa dal principio materiale, che opera in esso e al di sopra di esso, ha iniziato a dominare il pensiero avanzato in Europa. L'altra idea di una Mente ancora più potente, che opera sulla vita e al di sopra di essa, non si è ancora fatta sufficientemente strada perché l'investigazione delle leggi della Mente è ancora nella sua brancolante infanzia.

Ancora, la teoria materialistica suppone una rigida catena di necessità materiale; in essa ogni condizione antecedente è una coordinazione di molte forze e condizioni manifeste, ogni condizione che ne risulta è il suo risultato manifesto. Ogni mistero, ogni elemento dell'incalcolabile scompare. Se possiamo analizzare completamente le condizioni antecedenti e scoprire la legge generale, possiamo essere sicuri dei risultati conseguenti, come nel caso di un'eclissi o di un terremoto. Poiché tutto è manifestazione, che è il risultato logico di una precedente manifestazione. Ancora una volta la conclusione è troppo semplice e troppo netta. Il mondo è più complesso. Oltre alle cause manifeste ci sono quelle non–manifeste o latenti, e non soggette alla nostra analisi. Questo elemento cresce man mano che saliamo la scala dell'esistenza, la sua azione è più forte nella Vita che nella Materia, più libera nella Mente che nella Vita. Il pensiero europeo tende già a premettere dietro ad ogni attività manifesta un non–manifesto, chiamato a seconda delle predilezioni intellettuali Incosciente o Subcosciente, che contiene di più e in modo inafferrabile per noi conosce di più e vede più dell'esistenza di superficie. Ciò che è manifesto emerge costantemente da questo Non–manifesto.

Di nuovo torniamo ad un'antica verità già conosciuta dai saggi Vedici – l'idea di un incosciente o subcosciente oceano dell'essere, l'oceano del cuore delle cose dal quale si formano i mondi. Ma i Veda postulano anche un supercosciente che governa e dà origine, che spiega l'apparire di una coscienza–conoscenza nascosta che pervade le operazioni di evoluzione e che costituisce la Legge e la Verità autonomamente agente dietro di esse.

La teoria dell'evoluzione materialistica ha portato naturalmente all'idea di una progressione lenta e graduale in linea retta. Essa ammette regressioni, atavismi, balzi e zigzag che deflettono la linea retta, ma questi devono essere necessariamente subordinati, scarsamente visibili, se calcoliamo in ere anziché in più brevi periodi di tempo. Anche qui la conoscenza più completa contrasta con le nozioni apprese. Nella storia dell'uomo ogni cosa sembra indicare alterazioni di rilievo, ere di progressione, ere di regressione; il tutto costituisce un'evoluzione che è ciclica piuttosto che in linea retta. Una teoria dei cicli della civiltà umana è stata avanzata e possiamo arrivare alla teoria dei cicli evolutivi umani, i kalpa e i manvantara della teoria indù. Se la sua affermazione di cicli dell'esistenza umana è lontana dall'essersi affermata ciò è dovuto al fatto che essi devono essere così estesi nei loro periodi da sfuggire non solo a tutti i nostri mezzi di osservazione ma anche a tutti i nostri mezzi di deduzione e di inferenza esatta.

Invece di lenti e sicuri minuti passaggi, adesso si suggerisce che i nuovi passi nell'evoluzione sono piuttosto avvenuti grazie a balzi improvvisi, emersioni per così dire improvvise di ciò che si manifesta dal non–manifestato. Potremmo forse dire che la Natura, preparandosi lentamente dietro il velo, lavorando un po' in avanti e un po' indietro, arriva un giorno alla combinazione di circostanze esteriori che le rende possibile far apparire la sua nuova idea in una forma realizzata improvvisamente, con violenza, con un sorgere glorioso di un progresso rapido. E questo spigherebbe l'economia delle sue stasi, il riapparire di cose scomparse da lungo tempo. Essa mira a certi risultati immediati e per arrivarci più rapidamente e in modo completo sacrifica molte delle sue manifestazioni e le getta indietro nel non–manifesto, nel sub–cosciente. Ma non ha finito con queste e se ne servirà ad un altro stadio per un ulteriore risultato. Di conseguenza le riprende nuovamente ed esse riappaiono in nuove forme e in altre combinazioni, agendo per nuovi scopi. Così avanza l'evoluzione.

E i suoi mezzi materiali? Non la lotta per la vita soltanto. La vera legge – viene suggerito adesso – è piuttosto l'aiuto reciproco o per lo meno un accomodamento reciproco. La lotta esiste, la distruzione reciproca esiste, ma come movimento subordinato, un accordo di sottofondo, e diventa acuta soltanto quando il reciproco accomodamento fallisce e deve essere fatto spazio ad un nuovo tentativo, una nuova combinazione.

Il propagarsi delle caratteristiche acquisite tramite l'ereditarietà è stato troppo frettolosamente e definitivamente asserito; e adesso è forse in pericolo di essere negato troppo sommariamente. Non la Materia soltanto, ma la Vita e la Mente che lavorano sulla Materia aiutano a determinare l'evoluzione. L'ereditarietà è soltanto un'ombra materiale della riproduzione dell'anima, della rinascita di Vita e Mente in nuove forme. Ordinariamente, come fattore costante o base, c'è la riproduzione di ciò che era già evoluto; poiché, affinché le nuove caratteristiche siano propagate nelle specie, esse devono essere state accettate, ricevute, sanzionate nei mondi vitale e mentale. Soltanto allora esse possono automaticamente essere riprodotte dal seme materiale. Altrimenti esse sono acquisizioni private e personali e vengono riportate nella cassaforte, nel tesoro del subcosciente, non entrano a far parte del patrimonio di famiglia. Quando il mondo della mente e della vita sono pronti essi vengono versati liberamente in recipienti adatti. Ecco perché è la predisposizione ad essere ereditata principalmente. La forza psichica e vitale viene dapprima impressa nel principio materiale; quando è questo è stato fatto su scala sufficiente essa è pronta per una generale e nuova partenza e compare una ereditarietà modificata.

Così l'intera visione dell'Evoluzione comincia a cambiare. Invece di un'evoluzione meccanica, graduale, rigida dalla Materia indeterminata per mezzo della Natura–Forza ci muoviamo verso la percezione di un'evoluzione conscia, plastica, flessibile, intensamente sorprendente e costantemente drammatica operata da una Conoscenza super–cosciente che rivela le cose nella Materia, Vita e Mente facendole emergere dall'insondabile Incosciente dal quale esse sorgono.




 

" Il proposito principale dell' educazione                                                                                 dovrebbe essere aiutare l'anima in crescita                                                                                   a far emergere ciò che in lei è il meglio                                                                                           e renderlo perfetto per un nobile uso "        Sri Aurobindo